Cambiamenti climatici

Aperto da ChS, Agosto 13, 2024, 13:42:02

&re@

In certi punti hanno ostacolato anche eventuali mezzi di soccorso, con cordoli rialzati che impediscono alle macchine di farsi da parte se deve passare (per esempio) un'ambulanza.

mauring

Citazione di: ChS il Giugno 09, 2026, 13:47:51Il problema è che hanno ostacolato anche i taxi e bus togliendo diverse preferenziali, secondo loro o ti muovi in tram o a piedi e bicicletta

E ti meravigli ?

È lo stesso motivo per cui vedi le auto elettriche in giro anziché le termiche.

Premiare chi le compra e punire chi vuole spostarsi con altra propulsione. È l'unico modo di venderle, come quello di ostacolare gli altri mezzi è l'unico modo per spingere tram, bici e piedi.

ChS

Quindi secondo te non bisognerebbe ostacolare nulla e continuare a bruciare benzina e diesel, non mi sembra un'idea molto lungimirante nel 2026

mauring

Citazione di: ChS il Giugno 11, 2026, 13:55:20Quindi secondo te non bisognerebbe ostacolare nulla e continuare a bruciare benzina e diesel, non mi sembra un'idea molto lungimirante nel 2026

Ti ricordo che su altro thread hai appena elogiato l'acquisto da parte della tua azienda di un Ulysse a gasolio...  ;D  ;D

alura

Citazione di: ChS il Giugno 11, 2026, 13:55:20Quindi secondo te non bisognerebbe ostacolare nulla e continuare a bruciare benzina e diesel, non mi sembra un'idea molto lungimirante nel 2026

Quando un prodotto è buono si vende da solo. Non sto dicendo che non è buono eh, dico che non lo è (ancora) per tutti.
Kia Sorento = Oso nei Kart

ChS

Citazione di: mauring il Giugno 11, 2026, 14:19:14Ti ricordo che su altro thread hai appena elogiato l'acquisto da parte della tua azienda di un Ulysse a gasolio...  ;D  ;D
Nessuno ha comprato nulla, non scrivere fesserie su

mauring

Citazione di: ChS il Giugno 12, 2026, 16:11:50Nessuno ha comprato nulla, non scrivere fesserie su

Hai detto che stanno valutando l'acquisto e che per te è una figata perché costa metà del Mercedes ed ha l'ottimo diesel 2.0 da 180 cv.

Non mi sembra di aver letto da parte tua commenti del tipo: "Una vergogna acquistare ancora mezzi così inquinanti e obsoleti quando ci sono in commercio furgoni elettrici meravigliosi, puliti e convenienti".

ChS

#1387
Citazione di: mauring il Giugno 12, 2026, 17:32:47Hai detto che stanno valutando l'acquisto e che per te è una figata perché costa metà del Mercedes ed ha l'ottimo diesel 2.0 da 180 cv.

Non mi sembra di aver letto da parte tua commenti del tipo: "Una vergogna acquistare ancora mezzi così inquinanti e obsoleti quando ci sono in commercio furgoni elettrici meravigliosi, puliti e convenienti".
Valutare non vuol dire aver comprato, a casa mia. Stiamo parlando di un mezzo 9 posti che fa spesso della montagna e tratte di 5-600 km inoltre siamo in una zona dove di ricariche ce ne sono pochine, non mi pare che per questa tipologia di mezzo ci sia qualcosa di elettrico interessante come invece c'è per le auto normali. Con 348 km di autonomia dichiarati (quindi reali nettamente meno) non vai da nessuna parte, siamo ai livelli di una utilitaria elettrica che in città sono più che sufficienti ma non per un mezzo gel genere.
Intanto bisognerà prepararsi per i prossimi giorni perchè al caldo in arrivo i modelli matematici ad oggi non vedono ancora una fine


mauring

Citazione di: ChS il Oggi alle 13:42:44...
Intanto bisognerà prepararsi per i prossimi giorni perchè al caldo in arrivo i modelli matematici ad oggi non vedono ancora una fine



Ma del fresco avuto finora ne vogliamo parlare ?

O parliamo solo del caldo ? (Che tra l'altro mi sembra che siamo ormai in estate per cui sorprendersi per il caldo fa ridere).

abrasda

da quando hanno iniziato a parlare del grande secco e desalinizzatori circa 3 anni fa, abbiamo avuto le primavere ed estati piu' piovose a memoria d'uomo

ChS

Citazione di: mauring il Oggi alle 14:07:18Ma del fresco avuto finora ne vogliamo parlare ?

O parliamo solo del caldo ? (Che tra l'altro mi sembra che siamo ormai in estate per cui sorprendersi per il caldo fa ridere).
Il fresco avuto finora era la normalità nei decenni trascorsi mentre ora anche tu lo vedi come una cosa straordinaria, sui 35 gradi già toccati questo mese e che si supereranno nei prossimi giorni non rientrano nelle medie del mese di giugno degli ultimi 100 e più anni.

ChS

Citazione di: abrasda il Oggi alle 14:52:55da quando hanno iniziato a parlare del grande secco e desalinizzatori circa 3 anni fa, abbiamo avuto le primavere ed estati piu' piovose a memoria d'uomo
Più piovose dove? In tutto il mondo? A casa mia o tua? Abbi pazienza..

mauring

Citazione di: ChS il Oggi alle 15:00:43Il fresco avuto finora era la normalità nei decenni trascorsi mentre ora anche tu lo vedi come una cosa straordinaria, sui 35 gradi già toccati questo mese e che si supereranno nei prossimi giorni non rientrano nelle medie del mese di giugno degli ultimi 100 e più anni.

Non rientrano nelle medie perché sono valori di picco.

Elementare, Watson.  ;D

baranzo

Citazione di: mauring il Oggi alle 14:07:18Ma del fresco avuto finora ne vogliamo parlare ?


Fresco? Se per fresco intendi che nell'ultima settimana le temperature hanno superato di solo 2 gradi le medie stagionali mentre a fine maggio le superavano di 7-8 parliamone, ma non si può definire fresco ciò che non lo è. Sembra che qualcuno stia facendo come la famosa rana bollita (che tra l'altro quando l'acqua si scalda troppo salta comunque fuori, forse siamo più fessi delle rane :P).
"La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l'ignoranza è forza." (G. Orwell, 1984)

mauring

E questa è la realtà "Green" della decantata Cina... ::)

https://www.corriere.it/oriente-occidente-federico-rampini/26_giugno_16/la-cina-ha-superato-indenne-questa-crisi-energetica-grazie-a-un-arma-segreta-921bc484-dabf-42ee-b043-6bd563b64xlk.shtml

La grande sorpresa nell'ultima crisi energetica è stata cinese. Il paese che più di ogni altro importava – e tuttora importa – petrolio dall'Iran, ha subito danni molto inferiori al previsto. Nessuno aveva capito quale «arma segreta» avrebbe consentito la sorprendente resilienza cinese...

La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran ha avuto un effetto inatteso: ha messo alla prova i sistemi energetici di tutte le grandi economie del pianeta. Il blocco dello Stretto di Hormuz, il crollo delle esportazioni iraniane e la perdita di oltre 14 milioni di barili al giorno hanno provocato uno choc petrolifero. Meno grave di quanto poteva essere, però. Molti osservatori si aspettavano un ritorno agli scenari degli anni Settanta. Invece il petrolio, pur salendo sensibilmente, non ha raggiunto i livelli catastrofici annunciati da alcune previsioni. Una delle ragioni principali è stata la Cina.

A prima vista, questo episodio sembrerebbe confermare il successo della strategia energetica di Pechino: anni di investimenti nelle energie rinnovabili, nell'auto elettrica, nell'alta velocità ferroviaria avrebbero reso la seconda economia del mondo meno vulnerabile agli choc esterni. C'è del vero in questa interpretazione. Ma è solo una parte della storia. L'altra parte, meno celebrata e più scomoda, è che la resilienza energetica cinese continua a poggiare soprattutto sul carbone.

La Cina è il maggiore importatore mondiale di petrolio. Prima della guerra con l'Iran acquistava all'estero circa 11,6 milioni di barili al giorno. Nel pieno della crisi le sue importazioni sono scese sotto gli otto milioni di barili quotidiani, il livello più basso degli ultimi otto anni. Secondo Jason Bordoff del Center on Global Energy Policy della Columbia University, questa brusca contrazione della domanda cinese è stata uno dei fattori decisivi nel contenere i prezzi internazionali del greggio.

Come ha fatto Pechino a ridurre così rapidamente la dipendenza dalle importazioni? Anzitutto attingendo alle proprie gigantesche riserve petrolifere. Poi diminuendo l'attività delle raffinerie e limitando le esportazioni di carburanti. Ma soprattutto ricorrendo in misura maggiore alle fonti energetiche domestiche. E qui emerge il vero protagonista della vicenda: il carbone.

Per anni il dibattito internazionale sulla transizione energetica cinese si è concentrato sui primati conquistati dalla Repubblica Popolare nelle tecnologie verdi. La Cina possiede una capacità installata di energia eolica e solare superiore a quella del resto del mondo messo insieme. Produce e vende più veicoli elettrici di tutti gli altri Paesi sommati. L'espansione dell'alta velocità ferroviaria ha sottratto quote crescenti di domanda ai carburanti tradizionali. Tutto questo ha contribuito a rallentare la crescita dei consumi petroliferi.

Tuttavia sarebbe un errore concludere che la sicurezza energetica cinese dipenda ormai dalle fonti rinnovabili. La crisi iraniana ha dimostrato il contrario. Quando il mercato globale del petrolio è entrato in fibrillazione, Pechino non ha potuto affidarsi al sole o al vento per sostituire rapidamente milioni di barili di greggio. Ha fatto ricorso al carbone.

Il carbone resta il «ballast stone», il fondamento del sistema energetico cinese, secondo la definizione ufficiale usata dalle autorità di Pechino. È l'ancora di sicurezza che garantisce continuità alle forniture quando il contesto internazionale diventa instabile. Mentre altri Paesi asiatici soffrivano l'impennata dei costi energetici provocata dalla guerra, la disponibilità di abbondanti riserve carbonifere interne ha permesso alla Cina di limitare i danni.

I numeri aiutano a comprendere le dimensioni del fenomeno. La Cina produce oltre la metà del carbone estratto nel mondo. Nel 2024 la sua produzione ha raggiunto livelli senza precedenti. Nessun altro Paese dispone di una simile assicurazione energetica nazionale. Le centrali a carbone continuano a fornire una quota decisiva dell'elettricità consumata da 1,4 miliardi di persone e da un apparato industriale senza equivalenti.

La dipendenza dal carbone si estende anche ad ambiti meno noti. Una delle risposte più sorprendenti di Pechino alla crisi mediorientale è stata la riattivazione di progetti per trasformare il carbone in gas naturale sintetico. Tecnologie considerate fino a pochi anni fa troppo costose e troppo inquinanti sono tornate improvvisamente d'attualità.

Nella città di Fuxin, nel Nord-Est della Cina, il gruppo statale China Datang ha ripreso i lavori per un gigantesco impianto di conversione del carbone in gas. Il progetto era stato avviato nel 2011 e sospeso nel 2014 per problemi tecnici, difficoltà logistiche e preoccupazioni ambientali. Oggi viene rilanciato nel nome della sicurezza energetica. L'obiettivo è sfruttare il carbone nazionale a basso costo per ridurre la dipendenza dalle importazioni di gas naturale, diventate più rischiose in un mondo attraversato da guerre e tensioni geopolitiche.

Fuxin non è un caso isolato. Sono almeno tredici i nuovi progetti di carbone-gas in costruzione o in fase di pianificazione. Secondo le stime della società OilChem, la capacità produttiva di gas sintetico potrebbe aumentare di quasi sette volte nei prossimi anni. Gran parte di questi investimenti si concentra nello Xinjiang, regione ricca di risorse minerarie e strategica per gli equilibri economici interni della Repubblica Popolare (è stata più volte al centro di scontri etnici, è popolata dall'etnìa uigura di religione islamica).

Dal punto di vista economico la logica è difficile da contestare. Il carbone dello Xinjiang ha costi estremamente bassi. Convertirlo in gas e trasportarlo verso le grandi aree urbane dell'Est garantisce margini elevati. Durante la guerra con l'Iran, mentre i prezzi internazionali del gas naturale liquefatto salivano fino a 25 dollari per milione di Btu (British thermal unit), i costi di produzione del gas sintetico cinese rimanevano compresi tra 5 e 9 dollari.

Tutto questo ha però un prezzo elevato dal punto di vista ambientale e umano.

Il carbone è il combustibile fossile più inquinante. È il principale responsabile delle emissioni di anidride carbonica che alimentano il cambiamento climatico. Inoltre, la sua estrazione continua a essere una delle attività industriali più pericolose al mondo.

La tragedia avvenuta il 22 maggio nella miniera di Liushenyu, nella provincia dello Shanxi, ne è una drammatica testimonianza. Un'esplosione ha provocato la morte di 82 persone e il ferimento di oltre 120 lavoratori. È stato il più grave incidente minerario registrato in Cina negli ultimi quindici anni. Per decenni lo Shanxi è stato sinonimo di prosperità e lutti. In questa regione si concentra circa il 30% della produzione carbonifera nazionale. Qui sono nati modi di dire crudeli ma eloquenti: i minatori «scambiano la vita con il denaro», oppure «rischiano la vita per il domani». Dietro queste espressioni c'è la memoria di esplosioni di grisù, allagamenti e crolli che hanno segnato la storia industriale cinese.

Negli ultimi anni le riforme sulla sicurezza avevano prodotto risultati significativi. Il numero delle vittime si era ridotto grazie a controlli più severi, sistemi di monitoraggio più sofisticati e alla chiusura di migliaia di miniere illegali. Tuttavia il disastro di Liushenyu dimostra che i vecchi problemi non sono scomparsi del tutto. Le prime indagini hanno individuato gravi violazioni delle norme di sicurezza. Parte dei lavoratori presenti sottoterra non risultava registrata ufficialmente. Alcuni non disponevano dei dispositivi di tracciamento obbligatori. Sarebbero emersi anche tunnel clandestini e planimetrie inesatte che hanno complicato i soccorsi. La miniera era già stata segnalata in passato per carenze nei sistemi di prevenzione. L'incidente solleva interrogativi che vanno oltre la responsabilità dei singoli dirigenti. Quanto è sostenibile una strategia energetica che continua ad assegnare al carbone un ruolo centrale? Fino a che punto la sicurezza nazionale può giustificare il ricorso a una fonte così dannosa per l'ambiente e per i lavoratori?


La risposta di Pechino è improntata al pragmatismo. Le rinnovabili rappresentano il futuro, ma il carbone resta indispensabile nel presente. In una fase storica caratterizzata da conflitti, sanzioni e frammentazione della globalizzazione, i dirigenti cinesi privilegiano l'autosufficienza rispetto alla purezza ideologica della transizione verde.

La Cina porta ogni contraddizione alle estreme conseguenze. È allo stesso tempo il campione mondiale delle tecnologie pulite e il maggiore utilizzatore di carbone del pianeta. Costruisce distese di pannelli solari nel deserto del Gobi e investe miliardi nella conversione del carbone in gas. Produce milioni di auto elettriche e continua a scavare miniere sempre più profonde.

Lo choc petrolifero legato alla guerra in Iran ricorda che la transizione energetica non procede in linea retta. Dietro le statistiche trionfali sulle energie rinnovabili sopravvivono le logiche più antiche della geopolitica: l'ossessione per la sicurezza degli approvvigionamenti, la ricerca dell'autonomia strategica, la disponibilità a sacrificare altri obiettivi in nome della stabilità economica.

Se la Cina ha attraversato meglio di altri questa tempesta energetica, il merito non va attribuito alle pale eoliche o alle batterie delle auto elettriche. Una parte importante della spiegazione si trova ancora sottoterra, nelle miniere dello Shanxi e dello Xinjiang. È il volto meno celebrato del miracolo energetico cinese: nero come il carbone, indispensabile per la crescita, carico di costi ambientali e umani.