Cambiamenti climatici

Aperto da ChS, Agosto 13, 2024, 13:42:02

mauring

#1560
Comunque sia, vedo che ci si limita a constatare il problema e non a fornire soluzioni efficaci e realizzabili per modificare il clima, per cui non capisco il senso di continuare ad elencare eventi (giornate di caldo, giornate con grandine, mare caldo, ghiacciai sciolti, ecc.) se tanto non c'è soluzione.

Ciascuno si arrangi: chi installando climatizzatori sufficienti, chi mettendo reti antigrandine nell'orto o nel giardino dove parcheggia l'auto, chi tenendo auto di 15 anni o più fregandosene dei bozzi, chi assicurando casa e auto contro gli eventi atmosferici, chi facendo a meno di usare ambienti interrati-seminterrati a rischio inondazione, chi facendo a meno di andare al mare quando è bollente e preferendo la montagna, chi vendendo gli sci perché non c'è più neve, chi tagliando gli alberi troppo alti, malati e pericolosi in giardino, chi mettendo in sicurezza tetti e strutture precari, ecc. ecc.

Altro non c'è da fare.

E lo Stato deve fare la sua parte, costruendo invasi per contenere le piene dei fiumi e far fronte ai periodi di siccità, curare il territorio, non consumare altro suolo cementificandolo, climatizzando efficacemente scuole ed uffici, proteggendo efficacemente i lavoratori esposti a temperature elevate (già si fa oggi con la cassa integrazione), ecc. ecc.

Così l'ansia passa e si aspettano tempi migliori.

Gridando al cataclisma e sperando nella dismissione dei combustibili fossili in tutto il mondo l'ansia continuerà e spappolerà i cervelli.

Se a voi piace così, fate pure. Io per quanto posso mi attrezzo per affrontare la cosa con ottimismo e realismo, in serenità.

Losna

Io la grandinata peggiore che ricordo nelle mie zone (astigiano e monferrato del nord) è quella del 1977 nell'astigiano, seguita da quella del 2019 nel monferrato casalese. E grandinate in generale ce ne sono state diverse TUTTI i sacrosanti anni.

Quanto alle alluvioni, la peggiore (a mia memoria) è stata quella del novembre 1994. Ma anche quella del 1948 (no, non ero ancora nato) fu disastrosissima.

mauring

Ed ecco di chi è realmente la colpa delle recenti alluvioni in Romagna.  ::)

Come sempre è molto comodo dar la colpa al cambiamento climatico. 

Ma per gli eco-ansiosi è dura svegliarsi.  :P

https://corrieredibologna.corriere.it/notizie/cronaca/26_luglio_02/alluvioni-nel-ravennate-chiusa-l-indagine-per-14-tecnici-i-pm-contestano-una-lunghissima-e-perdurante-catena-di-negligenze-e-7ae52751-7636-4406-b2af-25d747a53xlk.shtml

La Procura di Ravenna ha chiuso le indagini sulle drammatiche esondazioni che tra il maggio del 2023 e il settembre del 2024 hanno colpito la Romagna allagando Faenza e il bacino del Senio. Sono 14 le persone iscritte al registro degli indagati: vengono contestati in cooperazione colposa tra loro le ipotesi di disastro colposo e reato di pericolo. Gli indagati sono tutti dirigenti e funzionari comunali, funzionari e dirigenti regionali della Protezione Civile, tecnici progettisti e amministratori di ditte coinvolte nelle opere. Le alluvioni finite sotto esame sono tutte quelle che hanno devastato i territori coinvolti: in particolare Faenza (con la ripetuta inondazione di Borgo Durbecco) il 2 e il 3 maggio e il 16 e il 17 maggio del 2023 e ancora Faenza il 18 settembre del 2024 e nei comuni valle ovvero Castel Bolognese, e Solarolo, Cotignola e Bagnacavallo.

Le casse di espansione
In sintesi secondo il pm Francesco Coco e il procuratore di Ravenna Daniele Barberini gli indagati non avrebbero fatto nulla per impedire che le alluvioni avvenissero nelle zone finite sotto esame. Le negligenze sarebbero inserite «in una lunghissima e perdurante catena di inefficienze burocratiche e omissioni». Il nodo centrale delle accuse riguarda la mancata realizzazione del sistema di casse di espansione sul fiume Senio, un'opera classificata come strategica ai fini della tutela del territorio fin dal 2005. La sfilza di «carenze e mancanze», tuttavia, è parecchio lunga. La ricostruzione della Procura è stata supportata dagli esiti di specifiche consulenze tecniche affidate a docenti del Politecnico di Milano.

Le accuse degli inquirenti
Spiccano le «omissioni e paralisi istituzionali che hanno impedito di utilizzare oltre 10 milioni di euro di fondi statali disponibili». È l'accusa più grave e roboante rivolta agli indagati. Nel corso degli anni sarebbero stati fatti errori in fase di progettazione, commesse irregolarità urbanistiche e amministrative locali che rallentarono la fase di realizzazione degli interventi. In più alcune ditte avrebbero commesso inadempienze esecutive durante gli stessi lavori. Secondo gli inquirenti le condotte negligenti sarebbero continuate anche dopo le prime drammatiche alluvioni del maggio del 2023. Si contesta infatti «la mancata messa in sicurezza post-emergenza in quanto non sono state adottate le necessarie misure di somma urgenza anche a seguito dei primi drammatici eventi della primavera del 2023». L'accusa è quella di aver «disperso risorse pubbliche in nuovi incarichi e in opere di ripristino rivelatesi del tutto inidonee a fronteggiare le successive criticità idrauliche».

L'inchiesta su Traversara
Già alla fine del 2025 12 persone – sempre funzionari e tecnici – erano state indagate per gli eventi alluvionali: in quel caso si trattava di un altro filone delle indagini che aveva preso in esame gli eventi che portarono alle esondazioni di Traversara del settembre del 2024, quando decine di case furono distrutte dal maltempo. L'indagine aveva scandagliato un periodo lungo, compreso dal 2016 fino ai mesi successivi alle alluvioni del 2024. Nel mirino della Procura erano finiti gli interventi fatti dopo i primi eventi alluvionali del 2023, che a detta degli inquirenti sarebbero stati mal eseguiti e alcuni successivi persino a quelli del 2024: secondo gli inquirenti Traversara e Boncellino sarebbero considerati a rischio esondazioni anche oggi. Anche in questo caso la ricostruzione della Procura è stata supportata dagli esiti di specifiche consulenze tecniche affidate a docenti del Politecnico di Milano.

ChS

Il succo non cambia visto che sono eventi degli ultimi anni che prima mai si erano verificati quindi di cosa parliamo? Sei un disco rotto ormai. Per la cronaca oggi a Rimini quasi 28 gradi la temperatura del mare, altro vapore in pentola per la prossima e siamo solo a inizio luglio

ChS

Discorso CO2: Non abbiamo 30 anni. Ne abbiamo 6. E il 60% del petrolio deve restare sottoterra.

Parliamo di alberi e va benissimo. Ma se non chiudiamo il rubinetto dei fossili, piantiamo solo legna da ardere per il mondo che brucia.

I numeri che non tornano

Siamo a 432 ppm di CO2 in atmosfera. Il limite per restare sotto +1.5°C è 450 ppm. Cresciamo di 3 ppm ogni anno. Fate voi il conto: ci schiantiamo nel 2031.

Un albero piantato oggi diventa "adulto" e cattura CO2 sul serio tra 20-40 anni. Nel 2050. Ma il picco da evitare è nel 2031. È come dare l'antibiotico a uno che sta annegando.

Quanto fossile dobbiamo NON usare

Per stare nel carbon budget di 1.5°C, entro il 2050 deve restare sotto terra: il 90% del carbone, il 60% del petrolio e il 60% del gas già scoperto. Per 2°C bastava lasciarne il 30% del petrolio. Con 1.5°C il conto è salito: un altro 25% di barili va cancellato.

Le riserve fossili già in produzione o in costruzione oggi emetterebbero 936 miliardi di tonnellate di CO2 se bruciate. Il budget che ci resta è 130 miliardi di tonnellate. Significa che 800 miliardi di tonnellate di CO2 di pozzi e miniere già aperte vanno chiuse e abbandonate. È il 75% di quello che le compagnie petrolifere hanno nei loro piani.

Perché gli alberi non bastano

Anche riforestando ogni centimetro possibile sul pianeta, al massimo assorbi 1-2 miliardi di tonnellate di CO2 all'anno per 30 anni. Per compensare solo le riserve già sviluppate servirebbero 400-800 anni di riforestazione no-stop.

E se superiamo i 500-550 ppm, l'Amazzonia collassa e diventa savana. A quel punto gli alberi non assorbono più: rilasciano CO2. Da soluzione a problema.

L'unica strada: chiudere il rubinetto

Il petrolio vale 80-90 dollari al barile. Finché vale, qualcuno lo estrarrà e lo venderà. Il mercato non si ferma da solo per il clima. Le compagnie investono 674 miliardi di dollari l'anno per cercare nuovo petrolio che non potremo bruciare.

Cosa serve? Un'idea forte, non slogan. Tre cose hanno sempre funzionato nella storia:
1. Legge: vietare nuove licenze e tagliare la produzione del 3% ogni anno. Come abbiamo fatto con i CFC. Prezzo: i per tonnellata. A quel prezzo nessuna oil company resta in piedi. Il danno climatico costa più del profitto. 3. Sostituzione: rendere rinnovabili + accumulo + elettrificazione più economiche dei fossili. Il carbone in UK è passato dal 40% all'1% in 10 anni perché l'eolico costava meno.
Cosa sta facendo la Cina

Mentre noi discutiamo, nel 2023-2024 ha installato più solare di quanto USA+EU abbiano fatto in 10 anni. Ha filiere complete per riciclare pannelli, batterie, terre rare. Non lo fa per il pianeta. Lo fa perché chi controlla la nuova energia comanda il secolo. Noi importiamo gas e litighiamo sul nucleare, che comunque ci metterebbe 15 anni: troppo tardi per il picco del 2031.

E quindi gli alberi?

Servono, eccome. A Milano senza alberi l'isola di calore ti porta 50°C al suolo d'estate. È sanità pubblica, oggi. Servono per l'agricoltura, per tenere il suolo. E serviranno dopo il 2040 per andare "net negative" e ripulire la CO2 storica. Ma solo se prima abbiamo spento i fossili.

Questi sono dati.

mauring

Citazione di: ChS il Oggi alle 11:45:26Il succo non cambia visto che sono eventi degli ultimi anni che prima mai si erano verificati quindi di cosa parliamo? Sei un disco rotto ormai. Per la cronaca oggi a Rimini quasi 28 gradi la temperatura del mare, altro vapore in pentola per la prossima e siamo solo a inizio luglio

Ha parlato il disco aggiustato  ;D  ;D che ogni mezz'ora posta la temperatura del mare di Rimini, di cui a nessuno frega una cippa, compresi i bagnanti.

Disperato perché adesso ci sono temperature meravigliose da estate ideale, mentre nelle previsioni mainstream doveva essere come il 2003, ahahah.

E il succo per la Romagna cambia eccome, visto che se fossero stati adottati i necessari accorgimenti già previsti da anni e anni, nessuno si sarebbe accorto della troppa acqua di quegli eventi.
Quindi, anche se non ti vuoi arrendere, il disastro è colpa dell'uomo, come recitano le sentenze.

ChS

Infatti il disastro colpisce soprattutto noi uomini perché la natura si adatta, siamo noi artefici del nostro destino perché siamo gli unici esseri viventi che se la cantano e se la suonano. A nessuno frega fino a quando una tempesta non gli rade al suolo tutto quello che ha, scommetti? Senza contare che di base a quasi nessuno interessa il futuro di figli e nipoti, diciamolo pure.